L’INCONTRO. Il sacerdote spagnolo, presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, al S.Barnaba per «Saulo»
L’erede di don Giussani alla guida di Cl: «L’avvenimento cristiano libera la ragione dai suoi limiti, li sfida»
Una «lectio magistralis» sulla conoscenza secondo San Paolo. Un discorso attraversato da una tensione intellettuale e spirituale alta sul rapporto fra fede e ragione, e sulla ragionevolezza di una fede basata sull’incontro con Cristo e sull’esperienza dello Spirito.
La prima volta di don Juliàn Carròn a Brescia non è stata per incontrare il movimento di Comunione e liberazione, di cui è guida spirituale, ma per offrire a tutta la città una riflessione teologica impegnativa e profonda. L’erede di don Giussani alla guida di Cl, sacerdote e teologo spagnolo di 59 anni che don «Gius» designò come proprio successore nel 2004, un anno prima di morire, è stato ieri sera al San Barnaba, invitato dal Comune nell’ambito delle iniziative collaterali legate alla mostra sul «Volto di Saulo» aperta a Santa Giulia fino all’8 novembre.
In una sala di San Barnaba gremita, presenti numerose autorità civili e un significativo pezzo della giunta comunale, il sindaco di Brescia Adriano Paroli (che del movimento di Cl fa parte) ha accolto don Carròn e sottolineato gli echi che un volto, e il volto di Saulo, sanno evocare. Massimo Tedeschi, giornalista di Bresciaoggi, ha introdotto l’incontro ricordando il valore artistico e spirituale di alcune opere esposte in Santa Giulia, e ha presentato al pubblico bresciano don Carròn evocando il pathos creato fra migliaia di giovani dalla sua lezione al meeting di Rimini di agosto.
Il leader di Cl ha affrontato il tema della conoscenza in San Paolo partendo dall’esperienza sulla via di Damasco, dove Saulo incontra Gesù e «ne fa esperienza come del Risorto». È lì che scatta la conversione di Paolo. Non una conversione in senso classico, moralistica: «Paolo non era un peccatore, un agnostico, un empio che cambia vita. Era anzi un ortodosso, un cultore della Legge». Ma l’incontro col Risorto lo cambia, «lo costringe a rivedere tutte le categorie fondamentali del suo pensiero», diventa per lui «un nuovo criterio valutativo», base di una «nuova conoscenza».
Se tuttavia l’esperienza che Paolo fa di Cristo è eccezionale, unica, quali altre vie si offrono per conoscere Cristo? La risposta la offre lo stesso Paolo scrivendo ai Galati che egli aveva convertito ma che erano esposti alle sirene di nuovi predicatori. Come fa a Paolo a convincere i Galati della bontà della «sua» predicazione? Da un lato fa appello all’autorevolezza ad essa riconosciuta dalle «colonne della Chiesa che è in Gerusalemme» (Pietro, Giovanni e Giacomo), dall’altro fa leva sull’esperienza stessa che i Galati avevano fatto della potenza dello Spirito. «Così, basandosi sulla propria esperienza, i Galati possono decidere ragionevolmente sul quale sia il vero Vangelo. È l’esperienza a rendere trasparente la verità del Vangelo che Paolo ha predicato loro. L’esperienza umana dimostra l’efficacia della fede, la convenienza umana della fede. Niente – dice don Carròn – è meno cristiano di una adesione alla fede che non sia ragionevole». È in questo senso che «l’avvenimento cristiano libera la ragione dai limiti della cultura, e anzi sfida questi limiti. Altro che sentimentalismo, o adesione alla fede senza la ragione». Perchè – conclude Carròn – «conoscere è aprirsi», e quella cristiana a Gesù «è un’adesione pienamente ragionevole».